lunedì 24 dicembre 2012

LA PACE DI NATALE


Gli auguri di Karibuni affidati alle parole del Card. Martini


Tra Mi sono sempre sentito a disagio con la facilità con cui a Natale e poi a Capodanno si fanno gli auguri di beni grandiosi e risolutivi, auspicando che le feste che celebriamo portino pace, salute, giustizia, concordia.
Quando diciamo queste parole sappiamo bene che per lo più non si avvereranno e passata l'euforia delle feste ci troveremo più o meno con gli stessi problemi . Non è questa l'intenzione della Chiesa nel celebrare la festa del Natale.
Essa intende ricordare con gratitudine il piccolo evento di Betlemme che, per chi crede, ha cambiato la storia del mondo e ci permette di guardare con fiducia anche ai momenti difficili della vita , in quanto illuminati e riscattati dal senso nuovo dato dalle vicende umane dalla presenza del figlio di Dio. Ma non ci si limita al ricordo commemorativo. Si proclama la fiducia nella venuta di Colui che «tergerà ogni lacrima dai loro occhi», per cui « non ci sarà più morte, né lutto, né lamento, né affanno » (Apocalisse 21,4) e si rinnova la speranza con al quale « noi aspettiamo nuovi cieli e una nuova terra, nei quali avrà stabile dimora la giustizia» (2 Pietro 3,13). Per questo il grido dei primi cristiani, riportato nella pagina conclusiva dell'Apocalisse, era: « Vieni, Signore Gesù! ».
Ma questa attesa non è passiva: essa è ispiratrice di tutti quei gesti che pongono fin da ora segnali di giustizia, di riconciliazione e di pace di questa nostra terra pur così tormentata da lacerazioni e ingiustizie. In questo senso anche lo scambio di auguri di contenuto alto può esprimere la volontà di impegnarsi e la fiducia nella forza dello spirito che guida gli sforzi umani. È ciò che auspica il messaggio del Papa per la giornata della Pace che si celebrerà ancora una volta (fu istituita da Paolo VI nel 1968, in un momento di gravi difficoltà internazionali) il primo gennaio 2004.
Si sottolinea in questo messaggio la particolare urgenza di «guidare gli individui e i popoli a rispettare l'ordine internazionale... La pace e il diritto internazionale sono intimamente legati far loro: il diritto favorisce la pace». Nel diritto internazionale vengono espressi « principi universali che sono anteriori e superiori al diritto interno degli Stati, e che tengono in conto l'unità e la comune vocazione della famiglia umana ». Per questo é necessario che l'Organizzazione delle Nazioni Unite sia in grado di funzionare efficacemente. Lo diceva già Giovanni Paolo II nell'Enciclica "Sollecitudo rei socialis" (1988): « L'umanità, di fronte a una fase nuova e più difficile del suo autentico sviluppo, ha oggi bisogno di un gradi superiore di ordinamento internazionale ». Un momento particolarmente doloroso di questa fase di sviluppo è dato dalla piaga funesta del terrorismo, «che è diventata in questi anni più virulenta e ha prodotto massacri efferati, che hanno reso sempre più irti di ostacoli la via del dialogo e del negoziato, esacerbando gli animi e aggravando i problemi, particolarmente nel Medio Oriente». Tuttavia non bastano soltanto operazioni repressive punitive. Occorre fare una coraggiosa analisi delle motivazioni soggiacenti agli attacchi agli attacchi terroristici, educare al rispetto dei diritti umani che sempre più si presenta come una condizione preliminare per ogni società per ogni società futura e rimuovere «le cause che stanno all'origine delle situazioni di ingiustizia, dalle quali scaturiscono sovente le spinte agli atti più disperati e sanguinosi». Ma occorre anche agire in positivo, superando le pure esigenze della giustizia con la dinamica dell'amore. In questo senso il Natale é portatore di speranza, perchè inserisce visibilmente e indelebilmente nella storia il principio personale dell'amore e del dono di sè, che é Gesù Cristo stesso. L'amore porta anche al perdono, senza il quale, ammonisce il Papa, non ci sarà mai pace: « Non c'è pace senza perdono! Lo ripeto - dice Giovanni Paolo II - anche in queste circostanze avendo davanti agli occhi, in particolare, la crisi che continua a imperversare in Palestina e in Medio Oriente: una soluzione ai gravissimi problemi di cui da troppo tempo soffrono le popolazioni di quelle regioni non si troverà fino a quando non ci si deciderà a superare la logica della semplice giustizia per aprirsi anche a quella del perdono ». In questo quadro ci permettiamo allora di rinnovarci per Natale e per il nuovo anno anche gli auguri più alti e impegnativi, con la fiducia che non sono solo parole ma premesse di fatti coraggiosi per un avvenire migliore per tutti.
(da "La Repubblica", 24 dicembre 2003)

sabato 1 dicembre 2012

Il 2013 anno nero dei servizi sociali: "Dai nuovi fondi benefici fra molti mesi"

Per Cristiano Gori (Cattolica) inizia il periodo più difficile: i comuni hanno già fatto i salti mortali e non hanno più alternative. Ecco situazione e prospettive sul futuro del sociale. Con un appello al terzo settore: "Passate dalla difesa all'attacco". ROMA - Il 2013 sarà l'anno nero per i servizi sociali dei comuni italiani e neppure gli ultimi recentissimi stanziamenti sul sociale potranno incidere su una situazione che si preannuncia quanto mai critica. A segnalarlo è Cristiano Gori, docente di Politiche sociali all'Università Cattolica di Milano, nel corso del convegno organizzato dal Centro nazionale per il volontariato insieme ad Anci e Forum Terzo Settore sul futuro del volontariato dopo la crisi. Gori fa presente che nel corso del 2013, infatti, non si potrà contare su almeno due fattori che hanno contribuito, nell'anno che sta per finire, a tenere a galla i servizi: "In primo luogo - dice - finirà l'effetto trascinamento, cioè non ci saranno più fondi pregressi relativi agli anni precedenti che laddove disponibili ormai sono stati tutti usati nel corso del 2012; in secondo luogo, poi, i comuni non avranno più la possibilità di ‘giocare' all'interno del proprio bilancio, spostando sul sociale fondi sottratti ad altre voci di bilancio, semplicemente perché ciò che poteva essere spostato è stato già spostato". La situazione, peraltro, non potrà neppure essere migliorata in modo sensibile dai recenti stanziamenti previsti dalla legge di stabilità (500 milioni secondo il testo votato alla Camera, cui potrebbero aggiungersene di ulteriori in seguito alla protesta dei malati di Sla sulla non autosufficienza): "Se anche la legge di stabilità confermasse tali somme, considerati i vari passaggi istituzionali per il riparto, anche con la Conferenza delle regioni, è chiaro che difficilmente potranno essere a disposizione dei comuni prima di un anno o quasi". Gori traccia la storia degli interventi sociali della "seconda repubblica", contestando l'argomento sempre usato del "non ci sono risorse per il sociale" e del "la crisi ci obbliga a tagliare il sociale", e ricorda che fra il 1996 e il 2008 a fronte di un "generico consenso a favore dello sviluppo dei servizi sociali" si è avuta una crescita della spesa molto parziale: dallo 0,3% del Pil del '95 allo 0,46%, ben lontano dagli obiettivi (1,4% del Pil) individuati a suo tempo, nel '96, dalla Commissione Onofri. "In anni di spesa crescente - nota il docente - sarebbe stato agile incrementare la spesa per i servizi sociali comunali", ma al netto di un lieve maggiore intervento da parte dei governi di centrosinistra è chiaro che "la politica non è riuscita a incidere e nessuno è riuscito davvero ad agire in profondità". Il governo attuale di fatto ha mantenuto sul tema la stessa impostazione del precedente, "e anche le recenti notizie sul finanziamento di alcuni fondi a carattere sociale sono da ascrivere perlopiù a iniziative parlamentari" (le quali, per quanto positive, vanno comunque giudicate per ciò che sono, "una pezza che vale per un anno").
Insomma, dice Gori, "guardando all'impegno politico sul sociale non c'è mai stata una forza politica che abbia visto il sociale come un ambito prioritario": "Nel corso della seconda repubblica questa battaglia per il welfare - dice Gori rivolgendosi proprio ai protagonisti del mondo del terzo settore - non è stata persa, semplicemente non è stata combattuta". Il che, vista in prospettiva futura, è anche una buona notizia, perché "ci dice che non è scritto nel destino che debba andare sempre così come finora è andata". Attenzione però, dice Gori, perché non ci si può più cullare sugli allori pensando che se un giorno la crisi finirà e ci saranno più risorse, esse andranno al sociale: anche in futuro, e anche in una situazione di nuovo aumento della spesa pubblica, "le pressioni per destinare tale spesa a questo o a quell'altro settore saranno sempre superiori alle risorse disponibili. Se il sociale non diventerà una priorità, quindi, non migliorerà la sua condizione attuale". Visto sul versante dei rappresentanti del terzo settore questa situazione ha una conseguenza: "Non dovrete più solamente dire che servono più soldi al sociale, ma bisognerà dire da dove vanno presi, a quali altre voci occorre rinunciare". E' insomma un "gioco di alternative", che metterà insieme sociale, istruzione, cultura, lavoro, sicurezza e più in generale tutti gli ambiti della vita civile. In termini più generali, poiché "ormai non si inventa niente", Gori afferma che il modello cui tendere è quello attuato in tutta l'Unione europea, basato su tre pilastri: le risorse, i servizi, i diritti. I fondi - almeno la gran parte di essi - devono arrivare dallo Stato, che "dà poche regole chiare e condivise" e si impegna a monitorare l'attività di resa dei servizi a livello locale, il tutto dentro una definizione dei diritti (i livelli essenziali) che danno tutela giuridica ai cittadini. Il terzo settore, e i suoi organismi di rappresentanza, devono poi fare un ulteriore passo avanti: "Passare dalla difesa all'attacco". Soprattutto nell'ultimo anno, il che è molto positivo, si è notata una "capacità di risposta immediata" di fronte a intenzioni della politica: la delega assistenziale, l'aumento dell'Iva alle cooperative, la revisione delle tabelle di invalidità, la tassazione sulle pensioni di invalidità, sono tutti esempi di come si è sviluppata in questo mondo la capacità di rispondere nello specifico, con dati tecnici, alle intenzioni di intervento della politica. "Bisogna però fare di più, passare ad un'ottica propositiva, cercando di orientare gli interventi e i cambiamenti a beneficio di tutti". Da: www.superabile.it

venerdì 12 ottobre 2012

Finanziato il progetto In Media Res

Sul sito della fondazione Con il Sud http://www.fondazioneconilsud.it/ è stato pubblicato l'elenco delle 91 iniziative finanziate a valere sul bando "Sostegno a programmi e reti di volontariato 2011". Il progetto IN MEDIA RES (INtegrazione MEDIAzione REte Sud) è stato presentato dalla partnership Barvinok, Associazione della Comunità Ucraina in Sardegna (capofila), Foudu Dia C.A.R.A., Arcoiris Onlus, Labint (Laboratorio interculturale per l'integrazione), Africa e Mediterraneo, Integra solidale, Karibuni e Mediterraneo che hanno costituito una rete tra associazioni che operano nel campo dell'immigrazione nelle regioni Sardegna, Puglia e Basilicata. La rete è stata costruita sulla base di una visione comune, tra associazioni di piccola scala che lavorano per l’integrazione degli immigrati in contesti territoriali di piccola e media dimensione. Il coinvolgimento di attori di piccola scala presenta numerosi vantaggi. Oltre al fatto che possiedono un’expertise particolare e una conoscenza specifica del contesto (bisogni locali, aspettative,partecipazione comunitaria) hanno maturato relazioni fiduciarie con i destinatari finali e interazioni positive con le istituzioni locali e la società civile. Il valore aggiunto è quindi rappresentato dalla qualità delle relazioni che le associazioni della rete intrattengono con il loro contesto locale. Ciò si comprende meglio con la nozione di “prossimità”,che indica in quale misura gli attori sono vicini all’ambito di intervento e tra loro. La strategia è basata sulla attivazione di metodologie che implicano un approccio bottom up e partecipativo, attraverso lo sviluppo della comunicazione in rete. Altro elemento importante è la titolarità condivisa, che significa anche reciprocità. Relazioni tra pari, fuori dalla logica dell’assistenza, dove c’è uno superiore che insegna ed altri che imparano. Quindi, visione comune, sviluppo di azioni condivise, sussidiarietà orizzontale, e programma di sostegno inteso come strumento per consolidare attività interculturali, inserite in un processo relazionale di conoscenza,rispetto, riconoscimento di pari dignità, fiducia e dialogo tra pari.
“ La politica del “fare Rete” ha premiato ancora – ha commentato Pierpaolo Di Bello, Presidente dell’Associazione Karibuni , partner pugliese del Progetto Interregionale – e ci permette , nonostante il periodo di crisi, di avere importati finanziamenti per le nostre iniziative sociali a favore degli immigrati e delle professionalità che lavorano in questo campo".

domenica 7 ottobre 2012

Latiano: intervista a Said, titolare della macelleria halāl di via Martiri della Libertà

Said è un giovane marocchino di 29 anni. È nato a Loulad nella provincia di Settat, paese dell’entroterra marocchino a circa un centinaio di chilometri da Casablanca. Said proviene da una famiglia di macellai, infatti a Loulad assieme al padre e al fratello gestivano una macelleria. Da circa 11 anni Said si è trasferito in Italia: prima a Perugia dove ha vissuto per circa 9 anni, poi, da circa due anni, a Latiano. Qui ha continuato il suo mestiere originario aprendo una macelleria halāl (حلال). Secondo la cultura islamica (anche quella ebraica prevede qualcosa del genere col cibo Kosher) il cibo, tra cui la carne, deve essere preparato e consumato secondo le prescrizioni dell’Islam; il termine halāl infatti nelle sue comuni accezioni di lecito, permesso, legittimo ci riporta a prescrizioni religiose che regolano norme comportamentali. Meglio però se a parlarci della macellazione halāl sia lo stesso Said.
Said cos’è la macellazione halāl? La macellazione halāl prescrive innanzitutto che l’animale deve essere macellato esclusivamente col coltello. Non è prevista alcuna forma di stordimento altrimenti il sangue rimanendo all’interno del corpo fa assumere alla carne un colore scuro e ne rovinerebbe il sapore. Invece quando la macellazione viene fatta solo con lo sgozzamento e senza stordimento allora avviene il dissanguamento completo; in questo modo si migliora il sapore e si evita che la carne assuma un colore scuro Gli faccio presente che anche la macellazione tradizionale locale che avveniva nelle stalle dei nostri nonni seguiva la medesima prescrizione. Mi spieghi il significato del termine halāl? Halāl vuol dire che viene fatto qualcosa di lecito, che rispetta la Legge islamica. La macellazione halāl infatti non prevede la macellazione del maiale (animale proibito), mentre è prevista quella dei bovini, ovini, tacchini, polli. Io personalmente macello bovini e ovini, mentre la macellazione halāl di polli e tacchini in Italia avviene solamente nel macello di Forlì. La macellazione halāl essendo una prescrizione della legge islamica prevede anche un rito? Si, prima che avvenga la macellazione si recitano i nomi di Dio [Basmala, "Bi-smi 'llāhi al-Rahmāni al-Rahīmi" (بسم الله الرحمن الرحيم ) (In nome di Dio, Clemente, Misericordioso). Ndr] Oltre alla carne halāl quali altri prodotti si trovano alla macelleria di Said? Oltre alla carne vendiamo altri prodotti gastronomici come il thè, datteri, spezie, cous-cous, prodotti artigianali per la preparazione del cibo; tutto sempre rigorosamente marocchino Ci sono altre macellerie halāl in zona? Nella provincia di Brindisi, oltre a Latiano non ce ne sono altre; prima ce n’era una ad Ostuni poi ha chiuso. La più vicina è a Lecce. Chi sono i clienti che comprano la carne halāl da Said? Marocchini e italiani che spesso vengono da fuori, persino da Lecce. Sicuramente la qualità della carne li convince a venire a Latiano ad acquistarne. Oltretutto noi non compriamo vitelli e agnelli già macellati, quindi la scelta dell’animale avviene quando questo è vivo e ciò ci permette di poter apprezzare lo stato di salute dello stesso animale. Vuoi vedere un video su una macellazione halāl? Gli rispondo che mi piacerebbe e dal telefonino mi mostra la macellazione di un vitello avvenuta al macello di San Giorgio Jonico. Mi spiega con accuratezza i vari momenti. Mi accorgo che gli spettatori del video siamo diventati quattro, infatti si erano uniti a noi altri due amici di Said, anche loro marocchini. Alla fine del video cambio discorso e gli chiedo: da quante persone è composta la comunità marocchina latianese? La comunità marocchina latianese è composta da circa venti famiglie Tu sei qui con la tua famiglia? Si io vivo con la mia famiglia: mia moglie e mio figlio di un anno e nove mesi. Said vuoi dire qualcosa ai lettori di latianoitaca? Venite a comprare la carne halāl da Said! L’intervista a Said, nella sua essenzialità lessicale è stato un importante momento in cui sono emerse sicuramente difficoltà linguistiche mie e del mio interlocutore e una mia precaria conoscenza della tradizione e cultura musulmana. Eppure la affabilità di Said e una comunicazione fatta di gesti, mimi, termini talvolta a metà tra l’italiano e il dialetto hanno permesso di soddisfare la mia curiosità e di conoscere un mondo che talvolta ci viene presentato troppo distante e grave. tratto da : http://latianoitaca.blogspot.it/

lunedì 11 giugno 2012

Confronto con il Governo sul Tavolo Immigrazione: nota congiunta di Cgil, Cisl e Uil.

Rivedere la tassa sul permesso di soggiorno, facilitare i ricongiungimenti, sanzionare lo sfruttamento lavorativo e misure straordinarie per gli immigrati colpiti dal terremoto. Sono le richieste dei sindacati al Governo sull’immigrazione. Confronto con il Governo sul Tavolo Immigrazione: nota congiunta di Cgil, Cisl e Uil. Rivedere la soprattassa sul permesso di soggiorno che in questo momento di crisi penalizza le famiglie, ratificare “presto e bene” la direttiva europea che sanziona lo sfruttamento di lavoratrici e lavoratori immigrati irregolari, prevedere misure straordinarie per fronteggiare il particolare disagio in cui si trovano le famiglie immigrate residenti nelle zone colpite dal terremoto in Emilia Romagna. Sono alcune delle richieste avanzate da Cgil, Cisl e Uil al Governo nel corso di un incontro del Tavolo Immigrazione svoltosi la scorsa settimana. La riunione, definita “un approfondimento di merito con i Ministeri dell’Integrazione, dell’Interno e del Lavoro, alla presenza del ministro Andrea Riccardi e della sottosegretaria al Lavoro Cecilia Guerra” ha permesso ai sindacati di ribadire la propria posizione, secondo cui “è urgente decidere su profughi, tassa di soggiorno e applicazione corretta delle direttive europee”. Secondo una nota congiunta firmata dai tre sindacati, i segretari Confederali Vera Lamonica (Cgil), Liliana Ocmin (Cisl) e Guglielmo Loy (Uil) hanno posto l’accento sulla necessità di ratificare presto e bene la direttiva europea n. 52 che “sanziona lo sfruttamento di lavoratrici e lavoratori immigrati irregolari, prevedendo nel contempo una norma transitoria, in fase di applicazione, volta a consentire l’emersione di questi lavoratori e tale da non penalizzare le aziende e le famiglie”. In questo senso – informa la nota – “il Governo ha predisposto un decreto legislativo che ha già ricevuto il parere positivo delle Commissioni parlamentari, che hanno anch’esse richiesto la necessità di una norma transitoria finalizzata ad una regolarizzazione selettiva”. Per i sindacati si tratta di un aspetto di “primaria importanza perchè in Italia vi è un numero rilevante di lavoratori irregolari, in particolare immigrati, che lavorano in condizioni di particolare sfruttamento”. “Un provvedimento – scrivono i sindacati – che faciliti l’emersione dunque consentirebbe, oltre a legalizzare lavoro e tutele, di evitare la concorrenza sleale nonché un cospicuo introito fiscale e contributivo a beneficio di tutto il Sistema Paese”. Cgil, Cisl e Uil – continua la nota – “hanno insistito anche sulla necessità di rivedere la soprattassa sul permesso di soggiorno che, in questo momento di crisi, penalizza e pesa fortemente sui redditi delle fasce più deboli e delle famiglie immigrate che vivono e lavorano nel nostro Paese”. Inoltre, sono state affrontate altre questioni e avanzate altre richieste: in particolare “misure straordinarie per fronteggiare il particolare disagio in cui si trovano le famiglie immigrate residenti nelle zone colpite dal terremoto in Emilia Romagna” e una “risposta urgente, richiamando una precedente lettera unitaria inviata proprio al ministro Riccardi ed alla ministra dell’Interno Severino, sui lunghissimi tempi di attesa, due anni, per le domande di ricongiungimento in alcuni territori; la ratifica della Convenzione OIL n.189/2011 e della Raccomandazione OIL n. 201/2011 sul lavoro dignitoso per le lavoratrici e i lavoratori domestici”. La nota sindacale informa che è stata registrata “la disponibilità del Governo, che ha mostrato attenzione ed interesse per le proposte del sindacato, rimarcando però la necessità di un approfondimento delle tematiche fra i ministri competenti, in particolare con quello dell’Interno”. “Sono stati programmati altri incontri, ma occorre fare presto”, affermano i sindacati, sottolineando che “dette questioni, se non affrontate con tempestività e concretezza, possano determinare o accentuare tensioni a fronte invece di necessario buon senso, responsabilità e coesione sociale”. (Red.)http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=004308

Riflessioni...di Pierpaolo Di Bello

RIFLESSIONI… Questo 2012 che in realtà non è ancora l’annus orribilis delle Politiche Sociali locali (i nodi verranno al pettine nel 2013) , la tattica dei Sindaci è la medesima che fù di Fabio Massimo ai tempi delle guerre puniche: temporeggiare. Si riserva il il gruzzoletto per le prestazioni urgenti e inderogabili e per il resto si rimanda. La Legge 285 (quella che nel 1997 inaugurò la stagione delle sperimentazioni innovative nei servizi per la prima infanzia e della progettazione per il tempo libero e il sostegno alla genitorialità) per esempio, sembra evaporata: tanti comuni nemmeno fanno più i bandi e quei soldi vengono dirottati dai progetti sperimentali alla copertura dello strutturale. Altri comuni, specie i più piccoli, stanno uscendo dai piani di zona. I primi a saltare sono i servizi educativi leggeri, dai centri di aggregazione giovanili ai doposcuola…. Le amministrazioni comunali, in questi tempi di crisi dove la spesa per il Welfare và ad aumentare, invece di tagliare altri settori come per esempio la Cultura, taglia e/o riduce i servizi essenziali o aumenta il costo dei servizi, servizi mensa, scuolabus ecc… Anche l’inganno dell’Imu non aiuterà le entrate comunali. Infatti sarà una tassa dove i comuni ci metteranno la faccia e lo Stato incassa e spende altrove. Infatti almeno il 60% del totale andrà allo Stato. Un aiuto concreto alle amministrazioni comunali e alla comunità potrebbe provenire dal Terzo Settore (che già oggi si sostituisce ai “doveri” delle Istituzioni). Secondo Unioncamere, che ha appena presentato il suo rapporto 2012, quest’anno si bruceranno in Italia altri 130mila posti di lavoro, con l’occupazione dipendente che calerà di un ulteriore 1,1%. E il Dpef firmato da Monti, per dirla con Carlo Dell’Arringa, che insegna Economia politica all’Università Cattolica di Milano, “prevede si una piccola ripresa nel 2013, ma non abbastanza per creare nuova occupazione. Forse basterà per recuperare i posti perduti”. Eppure in un mercato del lavoro sempre più fosco, c’è un segmento che và controcorrente. O meglio, che è “anticiclico”. Tanto da far dire al Prof. Dell’Aringa che certo, “il Terzo Settore potrebbe giocare un ruolo importante facendo da leva per quelle risorse pubbliche che invece da sole e usate direttamente sarebbero sempre insufficienti”. Il Welfare locale non è più una questione che riguarda solo il comune, ma la comunità nelle sue espressioni più ampie. Si tratta solo di ascoltare la voce delle Organizzazioni di Volontariato , Cooperative Sociali presenti nel territorio comunale, rispolverare richieste e progetti che giacciono nei cassetti degli assessori di turno che per negligenza o disinformazione non si rendono conto dell’aiuto che potrebbero trarre dal lavorare INSIEME “compartecipando alla gestione del Walfare comunale!. Pierpaolo Di Bello *cooperatore sociale e Presidente dell’Associazione di Volontariato Karibuni (fonte: Vita)

mercoledì 16 maggio 2012

Marocco e Tunisia: nel 2012 l’accordo con la Ue in materia di immigrazione. Problemi con l’Egitto.

Pubblicato il rapporto della Commissione Ue ad un anno dalla “nuova strategia” con i Paesi della primavera araba.http://www.immigrazioneoggi.it/ L’Unione europea ha aperto un dialogo sull’immigrazione con Marocco e Tunisia mentre l’Egitto ha rifiutato l’offerta. È quanto emerge dal rapporto pubblicato ieri dalla Commissione Ue a un anno dal lancio di una nuova strategia con i Paesi della primavera araba. L’obiettivo di Bruxelles per il 2012, si legge nel documento, è quello di stabilire accordi con Tunisia e Marocco e aprire negoziati con gli altri Paesi della regione, incluse Libia e Algeria. A questi Paesi l’Ue offre collaborazione per aumentare la mobilità dei loro cittadini, ad esempio facilitando visti per studenti e imprenditori, ma in cambio chiede lotta contro gli immigrati clandestini, la corruzione, il crimine organizzato e il traffico di esseri umani. In Tunisia attualmente l’Ue è impegnata a dare assistenza nel campo della politica di asilo, oltre che ad aiutare l’Unhcr con i rifugiati nel Paese. Con Rabat il dialogo sulla mobilità è stato avviato da Bruxelles a ottobre dell’anno scorso, ma in Marocco il diritto d’asilo non fa ancora parte della Costituzione e non viene riconosciuto lo status di rifugiati alle persone identificate dall’Unhcr come tali. Per quanto riguarda l’Algeria l’Ue non ha ancora definito un piano d’azione, mentre in Libia, nel pacchetto di assistenza a breve termine, l’Ue finora ha incluso dieci milioni di euro per “assistenza nella gestione dei flussi migratori”. (Red.)

lunedì 9 aprile 2012

PASQUA 2012


Maria di Magdala va al sepolcro quando è ancora buio. Aveva conosciuto la potenza di Gesù, ora ne avverte la drammatica assenza. Maria sembra essere l’immagine della Chiesa che vive la sua fede nel Risorto attorcigliata alla sensazione di averlo perso ed è spinta a cercarlo e a supplicarne la presenza.

La mattina di Pasqua è tutta una corsa. Maria corre; corrono i due discepoli, ma Giovanni corre più veloce di Pietro. È una corsa spaventata a causa di Maria che teme sia stato trafugato il corpo del Signore; Maria sembra cercare il corpo di un morto. Anche la corsa dei due, la delicatezza del giovane arrivato per primo ma che attende Pietro, pur avendo intravisto qualcosa, mostrano che il solo obiettivo è la ricerca di Chi sembra assente. L’amore è guida sicura nella ricerca. Per questo il primo ad arrivare è anche il primo a credere, ma anche il primo a riconoscere Gesù risorto sul mare di Galilea.
L’amore è sempre legato alla fede. Maria e i discepoli corrono per amore, vedono i segni della tomba vuota e poi, convinti da quello (l’amore) e da questi (i segni) credono e giungono alla fede nella sua risurrezione e anche alla speranza della nostra per la fede e l’amore di Lui. C’è anche chi vede un contesto nuziale all’interno della vicenda di morte e resurrezione di Gesù. I teli di cui si parla, non sarebbero quelli usati per i defunti, ma quelli usati per il baldacchino nuziale. Morendo Gesù ha vinto la morte. Egli è vivo! La sepoltura del suo corpo non è l’ultimo atto della sua presenza in mezzo a noi, ma è il principio di una vita nuova. La nostra vita deve risorgere perché Lui è risorto ed è vivo in mezzo a noi.
Tra i molti, bellissimo è l’augurio che ci viene da Erri de Luca, uno scrittore che si dice non credente, fermo sulla soglia, ma che si sveglia ogni mattino con la parola del testo sacro, nella stessa lingua in cui è scritto e sulla quale fatica segno a segno.
“Pasqua è voce del verbo ebraico ‘pèsah’, passare. Non è festa per residenti, ma per migratori che si affrettano al viaggio. Da non credente vedo le persone di fede così, non impiantate in un centro della loro certezza ma continuamente in movimento sulle piste. Chi crede e in cerca di un rinnovo quotidiano dell’energia di credere, scruta perciò ogni segno di presenza. Chi crede, insegue, perseguita il creatore costringendolo a manifestarsi. Perciò vedo chi crede come uno che sta sempre su un suo ‘pèsah’, passaggio. Mentre con generosità si attribuisce al non credente un suo cammino di ricerca, è piuttosto vero che il non credente è chi non parte mai, chi non s’azzarda nell’altrove assetato del credente. Ogni volta che è Pasqua, urto contro la doppia notizia delle scritture sacre, l’uscita d’Egitto e il patibolo romano della croce piantata sopra Gerusalemme. Sono due scatti verso l’ignoto. Il primo è un tuffo nel deserto per agguantare un’altra terra e una nuova libertà. Il secondo è il salto mortale oltre il corpo e la vita uccisa, verso la più integrale resurrezione. Pasqua/pèsah è sbaraglio prescritto, unico azzardo sicuro perché affidato alla perfetta fede di giungere. Inciampo e resto fermo, il Sinai e il Golgota non sono scalabili da uno come me, che pure in vita sua ha salito e sale cime celebri e immense. Restano inaccessibili le alture della fede. Allora sia Pasqua piena per voi che fabbricate passaggi dove ci sono muri e sbarramenti, per voi apertori di brecce, saltatori di ostacoli, corrieri a ogni costo, atleti della parola pace”.

(Angelo Sceppacerca)

venerdì 9 marzo 2012

Razzismo e discriminazione: aumentate le segnalazioni all’Unar nel corso del 2011.




articolo tratto da :

http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=003983




09 marzo 2012
Razzismo e discriminazione: aumentate le segnalazioni all’Unar nel corso del 2011.
Oltre mille i casi segnalati, il 75% dei quali “pertinente”. Raddoppiati i contatti nel sito istituzionale. Media e mercato del lavoro gli ambiti di maggior discriminazione.


In aumento la discriminazione e gli episodi di razzismo, in particolare nei mass media e nel mercato del lavoro.
È quanto emerge dalla Relazione al Parlamento 2011 sulla parità di trattamento e la xenofobia e discriminazione in Italia, curata dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) e diffusa ieri dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio.
Dal monitoraggio dell’Unar si evidenzia come “il flusso di contatti per il 2011 presenta innanzitutto una forte crescita delle istruttorie relative agli eventi di discriminazione: dalle 766 del 2010 si è passati alle 1.000 del 2011. Le istruttorie giudicate 'pertinenti' sono state poi l’anno passato 799, 259 in più”. Sul fronte degli altri contatti – si legge nella Relazione al Parlamento – si nota un calo delle richieste di informazione (da 90 a 64), mentre le altre chiamate sono quasi raddoppiate (da 89 a 154 nel 2011).
Con la piena operatività del sito web www.unar.it, attivo dal 15 marzo del 2010, si nota una crescita forte del numero di contatti che nell’anno appena passato sono arrivati a quota 18.850. Nel complesso quindi nel 2011 l’Unar ha avuto oltre ventimila contatti, una cifra quasi doppia rispetto a quella dell’anno precedente.
Quanto alla distribuzione territoriale delle segnalazioni: nel 2011 un caso di discriminazione su cinque è avvenuto in Lombardia (21%), dato stabile rispetto ai due anni precedenti. Un altro quinto proviene dal Lazio (19%), confermando anche per quest’anno il calo iniziato nel 2010. Veneto, Emilia Romagna e Toscana sono le regioni, per così dire di seconda fascia, rispettivamente con il 12,2%, il 10,4% e il 10,8% delle segnalazioni pertinenti. Sono dunque i grandi poli urbani (le province di Milano e Roma soprattutto) a veicolare il maggior numero di istruttorie pertinenti.
(Red.)

martedì 7 febbraio 2012

Solidarietà ai Lavoratori del CARA di Borgomezzanone



L'Associazione di Volontariato KARIBUNI si unisce alle parole dell’Arcivescovo Castoro ai lavoratori di Connecting People che rischiano di perdere il proprio lavoro...


La solidarietà dell’Arcivescovo Castoro ai lavoratori del Cara di Borgo Mezzanone.

Da qualche giorno molte persone si stanno chiedendo come andrà a finire la vicenda riguardante il futuro gestore del CARA di Borgo Mezzanone, ma in modo particolare i circa 80 lavoratori regolarmente assunti dal consorzio Connecting People e quelli avvicinati dalla Croce Rossa Italiana. Specialmente i primi, che si vedono troncare il rapporto lavorativo senza riuscire a capirne il motivo, certamente non aspettano con le mani in mano: giovedì sera una loro delegazione si è recata in visita dall’arcivescovo della diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo mons. Michele Castoro, sotto la cui responsabilità pastorale ricade il territorio dove è ubicato il CARA, in cerca di una buona parola di conforto e di speranza. Calorosa e fraterna è stata l’accoglienza nel suo ufficio personale e subito il dialogo ha assunto un tono pacato e sereno. Gli sono state presentate le perplessità riguardo la scarsa possibilità di essere integrati nel nuovo organico. Malgrado le regole, disuguali per i due contendenti, lo impongono solo alla Connecting People, la CRI non ne è obbligata, anzi dai suoi portavoce viene affermato chiaramente che non verranno presi in considerazione. Questo ha toccato il cuore del vescovo che ha ricordato che è prassi in moltissimi altri casi e risulta essere una facilitazione nella gestione. Afferma infine, nel rispetto delle rispettive competenze e responsabilità: “Mi sembra doveroso esprimervi la mia fraterna solidarietà, nella speranza di vedere un impegno serio nella difesa dei vostri diritti da parte delle istituzioni, delle rappresentanze sindacali, delle organizzazioni interessate alla gestione del CARA.”